I - PRELUDIO AMBIENTATIVO

 

 

La Home Page spiega[zza]ta

 

 
bullet

1.                                L'illustrazione

Vediamo il Grande Timoniere della Repubblica Popolare Cinese, il leggendario Mao Zedong (oTze-tung, secondo la vecchia e più familiare traslitterazione), mentre pronuncia uno slogan perfettamente in linea col messianismo marx-leninista che lo ispirava e il cui significato è: GUARDARE IN AVANTI. E cioè: <<Costruiamo la radiosa società egualitaria del futuro!>>.

Poi vediamo il successore di Mao, il pragmatico Deng Xiaoping, nell'atto di lanciare una parola d'ordine che ha l'identico suono, ma un significato addirittura opposto rispetto allo slogan maoista: GUARDARE AI SOLDI. (Osservate bene: il secondo ideogramma, benché abbia la stessa pronuncia, è scritto diversamente nella prima e nella seconda frase: si pensi a sun e son in inglese). Guardare ai soldi: sembra l'eco dell'enrichissez-vous di Guizot, grido di battaglia del liberismo capitalista ottocentesco. Il calembour cominciò a circolare in Cina praticamente all'indomani della scomparsa di Mao e fotografa la svolta (la 'virata') impressa alla politica economica cinese dal suo successore.

 

 

bullet

2                                       L'autore

Peter Pan: l'eterno ragazzo, il ragazzo che si rifiutava di diventare adulto, the boy who wouldn't grow up  (per dirla con il suo creatore, James Matthew Barrie).

 

 

bullet

3. Pun: gioco di parole, bisticcio verbale; world-play, insomma. è l'equivalente inglese del (più noto) termine francese calembour.

 

 

bullet

4. Peter Pun: un tizio che, superata - magari (ahimé) da un bel pezzo - la fanciullezza anagrafica, si diverte come un pazzo a giocare (a pazziare, direbbero dalle parti di Napoli) con le parole.

 

 

bullet

5. <<Scusate il bisticcio>>: quando qualcuno viene fuori con questa frase incidentale, non credeteci (n'y croyez pas, direbbe il noto umorista Daninos). O almeno non credeteci sempre. Più spesso di quanto non si pensi, il bisticcio è... premeditato.  è un'arguzia, una trovatina a cui si ricorre per rendere un po' più frizzante (o un po' meno soporifero) il discorso. Ma si teme che il Capitan Uncino appostato nel nostro interlocutore giudichi troppo severamente il Peter Pan (o Pun) che sta facendo capolino in noi. E si ricorre a quella innocente mini-sceneggiata: <<Mi scuso per l'orribile gioco di parole>>.

 

 

bullet

6.                    Giochini di parole mistilingui

Giochini: nel senso di innocui? Non tutti, non del tutto (ma forse l'affetto paterno mi fa velo). Certo, non da querele miliardarie. Che resterebbero, comunque, infruttuose.  Giochini: nel senso di idioti? (Versione più brutale dell'interrogativo precedente). Non tutti, voglio sperare; almeno, non tutti nella stessa misura: che è già qualcosa.  Mistilingui: in un mondo in via di progressiva globalizzazione (anche linguistica), che senso avrebbe rinchiudersi dentro il  - pur ampio - recinto dell' "idioma gentile"? Chi conosce le lingue, si sentirà gratificato; chi non le conosce, si sentirà stuzzicato ad aprire qualche feritoia nel compatto monolito della propria... non-conoscenza. In attesa - perché no? - di aggredirlo con maggior sistematicità. Parola di stagionato poliglotta della domenica. Che non si stanca però, si badi, di consultare (leggi: importunare) in continuazione persone di spiccata e specchiata (scusate il bisticcio) competenza: fior di specialisti, insomma.

 

 

bullet

7. Alcuni titoli alternativi (scartati): Pensierini in prosa e in rima. Magari qualche critico(ne) dirà: <<Questo, questo era il titolo appropriato: questa specie di libro è a mezza strada tra il Corrierino dei piccoli e l'Almanacco di frate Indovino!>>.

Oppure: Spunti spuntati, battute battibili, trovatine trovatelle. Un caro amico mi ha però consigliato di non esagerare con l' "understatement". <<In Italia - mi ha fatto notare - è sconsigliabile fare dell'autoironia; darsi, insomma, del cretino. Si rischia di essere creduti sulla parola>>.

 

 

bullet

8. Questa specie di libro contiene, quasi esclusivamente, giochi di parole, jeux de mots (ou calembours), word-plays (or puns), juegos de palabras (o retruécanos)... Non c'è lingua o popolo che ignori questa specie di "affettuosa caricatura dell'imperfetta comunicazione umana" che è il bisticcio verbale. Gli egittologi ci assicurano che perfino nei geroglifici dell'antico Egitto i calembours spesseggiano (favoriti anche da quel particolare sistema di scrittura).

 

 

 
bullet

9. "Dalle stelle alle stalle", "all'ombra delle fresche frasche", "anarchici duri e puri", "prendere fischi per fiaschi", "last but not least": nei giochi di parole ci imbattiamo continuamente; qualche volta, anzi , tutti (o quasi) vi facciamo ricorso (magari - come si diceva in precedenza - scusandocene). Certo, non tutti nella stessa misura. Così, il calembour è pane quotidiano per fredduristi, barzellettieri, pubblicitari, titolisti, comizianti, manifestanti; non parliamo degli enigmisti. Alcuni comici (Alessandro Bergonzoni, per fare un nome) o umoristi (Roberto d'Agostino, ad esempio) ci campano (ci sguazzano). Altri ne fanno un uso più moderato. E non dimentichiamo che la rima stessa è un gioco di parole. E così la metrica.

 

 

bullet

10. Non mancano di quelli che avvertono una specie di idiosincrasia di principio verso i giochi di parole. Non vi ricorrerebbero neppure sotto tortura. Che dico: neppure sotterrati. Faccio fatica a immaginare - il primo nome, a caso, che mi viene in mente - uno Stefano Rodotà (quello del valore della privacy) che si bea di un bisticcio verbale; mentre non faccio fatica a immaginare - che so? - una Maria Laura Rodotà (quella dei limiti della privacy) che, tra un 'gossip' e l'altro, infila uno o più sfiziosi calembour.

 

 

bullet

11. Comunque, a quanti asseriscono: <<chi si diletta nel costruire giochi di parole (o draghi locopei, come anagramma genialmente Ersilia Zamponi) spesso non crede in nulla>>, mi permetto di ricordare il caso di tre tipi, di tre tizi di mia conoscenza, assidui cultori di ludolinguistica (mammamia!); giocoparolisti incalliti, insomma. Il primo è un appassionato sostenitore dell'agnosticismo radicale; il secondo è un propugnatore entusiasta dello scetticismo integrale; il terzo è  un ardente apostolo del nichilismo assoluto. E gente così non crederebbe in nulla? Ma non scherziamo.

 

 

bullet

12. Non c'è dubbio: vi sono giochi di parole insulsi e ve ne sono di arguti; di triviali e di raffinati. Ve ne sono perfino di profondi e illuminanti, in cui il ludico si coniuga con il sublime (senti, senti che eloquio elitario!). Quale ex-liceale non ricorda l'equazione platonica sōma = sēma (corpo = sepolcro)? Un cambio di vocale che potrebbe addirittura rappresentare una genialissima sintesi del platonismo. A cui, mezzo millennio più tardi, l'intellettuale cristiano Tertulliano contrappone idealmente la formidabile zeppa caro salutis cardo (= la carne è il cardine della salvezza), che fa giustizia di ogni ultraspiritualismo pseudo-cristiano passato, presente e futuro.

 

 

bullet

13. Pagato il doveroso tributo a Sigmund Freud - un omaggio a quell'omaccio, avrebbero detto i nostri ultra-morigerati nonni di destra e di sinistra - che ha individuato nel Wortwitz (= arguzia legata a un gioco di parole) un modo privilegiato di manifestarsi dell'inconscio (dedicando addirittura all'argomento un lavoro specifico), vorrei accennare al calembour che riassume efficacemente un fenomeno sociale importante, una svolta storica, un avvenimento epocale. Non so se avete osservato che alla nostra espressione "la caduta del Muro" (di Berlino, ovviamente), corrisponde in inglese - la lingua planetaria, piaccia o non piaccia - un suggestivo cambio di iniziale: the Fall of the Wall.

Ancora non so se qualcun altro ci ha già pensato, ma ho notato che la crisi galoppante del cosiddetto "stato sociale" o "stato assistenziale" (secondo i punti di vista) è esprimibile, sempre in inglese, con questo non banale slogan di sapore vagamente hemingwayano: WELFARE FAREWELL!  (= stato sociale/assistenziale, addio!).

A metà degli anni Novanta si è parlato a lungo di un certo complicato scandalo finanziario internazionale, designato col nome di phoney money (= denaro fittizio) - privilegiando l'omografia - o anche di funny money (= denaro allegro) - privilegiando l'omofonia.

E l'insofferenza delle opposizioni verso la coalizione DC + PSI + PSDI + PLI + PRI che ha retto l'Italia per decenni (fino a Tangentopoli) avrebbe potuto essere - e forse lo è stata - tradotta in formule discretamente graffianti. Tipo: IL PENTAPARTITOPARTA PENTITOO anche, buttandola sull'ecologico: QUESTA CINQUINA C'INQUINA!

E, per finire, un cambio di consonante e uno scambio di vocali di tragica attualità: la STRAGE delle STRADE e il DRAGO della DROGA.

 

 

bullet

14. Qualcuno è comunque convinto che il gioco di parole non debba necessariamente e immancabilmente ridursi a un esercizio puerile e futile; ma che possa diventare anche un procedimento stimolante e utile (mi si passi il bisticcio, come dice il titolo). Nel campo dell'apprendimento delle lingue, in particolare; ma non soltanto. Nel suo fortunato libro La voglia di studiare (Milano, 1993), Massimo Piattelli Palmarini - che non ha certo bisogno di presentazione - osserva che la memorizzazione di dati, date , nomi, avvenimenti, cognizioni in genere, è efficacemente favorita da associazioni verbali, combinazioni, opposizioni, storielline, rime. <<Non dobbiamo vergognarci di ricorrere a questi stratagemmi. Ci sono cose che dobbiamo di riffa o di raffa ricordare. Se ci accorgiamo che, a dispetto dei nostri sforzi, proprio non ci restano in mente, conviene agganciarle a qualcos'altro. Nessuna associazione mentale è troppo stupida (nerettatura nostra), o troppo personale, se davvero funziona per noi>>.

Nel mondo anglosassone le tiritere e storielline che aiutano la memorizzazione <<sono raccolte in libri e pubblicate regolarmente sulle rivistine universitarie. Per sceme (nerettatura nostra) che siano, hanno aiutato generazioni di studenti a fissare nella memoria liste di nomi e di dati>>.

Attraverso tali espedienti <<non solo si aiuta quella  memoria specifica, la memoria di quell'argomento, ma si rende anche più divertente lo studio>>.

Vorrei fare, al riguardo, una considerazione personale. Forse quello che manca a tanti studenti - e, chissà, magari anche a qualche studioso - è proprio questo: il coraggio o l'umiltà o la spregiudicatezza di utilizzare/valorizzare/sollecitare - ai fini dell'apprendimento - la collaborazione del bambino (anzi - ma sì! - del cretino, con o senza virgolette) che, più o meno profondamente, sonnecchia in ciascuno di noi. Ci guardi il cielo da una fiducia ingenua, semplicistica o miracolistica nel gioco verbale come bacchetta magica per rendere facile, attraente, divertente, fruttuoso lo studio. E tuttavia, tra i tanti motivi che rendono boccheggiante la nostra scuola, uno potrebbe essere individuato nella sua seriosità (definibile come "l'accigliata parodia della serietà"). è in nome di questa seriosità delle neodidattiche che è stata condotta - a partire da parecchio prima del '68, si badi - la demagogica guerra al "deprecato nozionismo". Con quale risultato? Si è conservata l'acqua sporca dell'apprendimento più pappagallesco, buttando via (al contempo e... in compenso) il bambino di una solida rete di conoscenze di base. (Scusate la tirata: un po' di demagogia dell'antidemagogia non guasta).

 

 

bullet

15. Abbastanza recentemente (ottobre '99) il ministro (allora) in carica della Pubblica Istruzione - uno dei componenti dei Berlinguer Ensemble - ha pubblicamente e ufficialmente incoraggiato l'impiego della "via enigmistica" allo studio, raccomandando i giochi di parole (cruciverba, rebus, anagrammi ecc. ecc.) quale valido sussidio all'acquisizione dei contenuti. Speriamo solo che tali interventi non diventino troppo dirigistici, troppo normativi, troppo invadenti. Per carità, signor ministro: lasci il più possibile le bizzarie, i bisticci, i ghiribizzi espressivi alla loro fantasiosa, ruspante deregulation.  Non li imbrigli, non li ingessi, non li imbraghi, non li incapretti.

 

 

bullet

16. In quella sua insostituibile mini-enciclopedia del settore che si intitola Dizionario dei giochi (con le parole), Giampaolo Dossena avverte lealmente - in quarta di copertina - il potenziale acquirente: <<Per chi non ama giocare con le parole non c'è argomentazione che tenga: questo libro non è per lui, non gli potrà piacere>>. Nel mio piccol(issim)o, dovrei fargli eco: <<Nemici dei giochi di parole, state alla larga!>>. E invece, con tutto il rispetto per il noto maestro, mi permetto di rivolgere agli allergici al calembour questo consiglio: <<Perché non provate, una volta in vita, a superare la vostra avversione? Probabilmente alla fine vi confermerete nella vostra repulsione: concludendo, magari, che essa è giustificata soltanto al 98%>>.

 

 

bullet

17. è ben vero, tuttavia, che i giochi di parole, a lungo andare, possono risultare stucchevoli, se non addirittura irritanti. Lo faceva notare anche il grande Anacleto Bendazzi.

è per questo, per evitare cioè saturazioni e crisi di rigetto, che si sconsiglia ai lettori - anche a quelli meglio disposti - un'assunzione del presente preparato in dosi massicce.

Istruzioni per l'uso: leggere, quindi, tenendo costantemente a portata di mano un misurino e/o un bilancino e/o un contagocce.

 

 

bullet

18. Adottando (e adattando) il fortunato tormentone di un noto nottambulo (sedentario e capelluto), potrei così concludere: <<La vita non è probabilmente un calembour (semmai è un rebus). Ma qualche calembour potrebbe aiutare di tanto in tanto a (soprav)vivere>>.

bullet

19. << ... E vedrai tale avere ad ogni parola apparecchiato uno, anzi molti di quei vocaboli che noi chiamiamo bisticcichi, di niun sentimento (= senso); e tale scambiar le sillabe ne' vocaboli per frivoli modi e sciocchi; ed altri dire o rispondere altrimenti che non si aspettava, senza alcuna sottigliezza e vaghezza: [...] - Io mi voglio radere. - E' sarebbe meglio rodere.  - Va', chiama i barbieri.  - E perché non i barbadomani ?  I quali, come tu puoi agevolmente riconoscere, sono vili modi e plebei>>.

(Da Galateo ovvero de' costumi, 1555, di Giovanni DELLA CASA)



bullet

20. <<... ognun sa che le arguzie acquistano sapore e rilievo dal contrasto colle cose serie in mezzo a cui sogliono esser dette>>. Ragion per cui <<anche a chi gusta tali giochi [di parole], io dico ridico e tridico di volerseli leggere a tratti, non d'un tratto, sotto pena di rimanerne presto nauseato>>.

(Anacleto BENDAZZI , Bizzarrie letterarie, Ravenna, 1951, p.5)


bullet

21.  I never knew an enemy to puns who was not an ill-natured man.      

(Charles LAMB, 1775-1834)


bullet

22.                                     Fuis de plus loin la Pointe assassine,
                                   l'Esprit cruel et le Rire impur,
                                   qui font pleurer les yeux de l'Azur,
                                   et tout cet ail de basse cuisine !

                                   Prends l'éloquence et tords-lui son cou !
                                   Tu feras bien, en train d'énergie, 
                                   de rendre un peu la Rime assagie.
                                   Si l'on n'y veille, elle ira jusq'où ?

                                   Ô qui dira les torts de la Rime ?
                                   Quel enfant sourd ou quel nègre fou
                                   nous a forgé ce bijou d'un sou
                                   qui sonne creux et faux sous la lime ?        

(Paul VERLAINE, Art poétique, vv. 17-28)



 

Torna alla pagina precedente