XIV - VARIE ed EVENTUALI

 

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1.                              GLI SNACK-BAR DI MAIOLATI
                        SONO MOLTO RINOMATI

                                 Siete stanchi, depressi, un po' ... spentini ?
                                       Nella patria di Gaspare Spontini
                                      
potrete far degli ottimi spuntini
                                      
senza veder spettacoli spintini.

NB - L'ultimo verso allude al fatto che,  anni or sono, una stimabile compagnia di "disinibiti" teatranti tentò (senza successo) il rilancio del noto spettacolino "Oh, Calcutta!" partendo proprio da questa ridente cittadina.

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2. All'assessore alla cultura di Maiolati Spontini, che con squisita cortesia si era interessato al volumetto "Scusate il bisticcio", l'autore ha inviato una copia del medesimo con la seguente dedica:

                                       A Lei, compatriota di Spontini,
                            
dedico questi spunti (anzi: spuntini),
                                      spuntati, stinti, stentati, spentini;
                                      castigati, comunque (o, al più, spintini)

P.S. - Altri assessorati che con analoga sensibilità culturale hanno favorevolmento accolto il librino umor-enigmistico sono quelli di Ancona, Falconara, Fossombrone e Ostra Vetere. (Per ora).

 

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3.          CRONACHE CALCISTICHE, ESTATE 2003: SCANDALO FIDEIUSSIONI

Si aggiorna e si arricchisce la lista dei potenziali epiteti ingiuriosi: <<Ma stia zitto, Lei, fideiussore che non è altro!>>.

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4.          AESTHETICALLY CORRECT - AESTHETICAL CORRECTNESS  


Non esistono i belli e i brutti, i belli di qua e i brutti di là.  Esistono, al massimo, i belli e i meno belli. Più "correttamente" ancora: esistono i belli e i diversamente belli.

P.S. - Proporrei di chiamare Telesforo Jacobelli di Piobbico non "il re dei brutti", ma "il re dei diversamente belli"; e l'associazione di cui è presidente andrebbe chiamata   I Diversamente Belli di Piobbico. O magari, allargandoci un po',  I Perversamente Belli di Piobbico.



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5.                                         CAVALIERI  ERRANTI

Sempre a proposito di cavalieri (con o senza relativo supporto equino). E' fuori discussione che anche un cavaliere (attenzione: ho detto "un" cavaliere, non "il" Cavaliere!) può dire (e perfino fare) cavolate. Ci mancherebbe. Ne ha dette (e fatte) diverse, per dire, anche quel <<bonaccione>> del cav. Ben-andato Mussolini; che tutto era fuorché uno stupido. Ma se a un (qualsiasi) cavaliere capita di dirne troppo spesso e troppo grosse - di cavolate -, allora la tentazione è forte di chiamarlo non più CAVALIERE, ma CAVOLIERE (= specializzato in cavolate).

 

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6.     CAMBIO DI INIZIALE  CON RILEVANZA ... STORIOGRAFICA

Studiosi estremamente seri e documentati vanno mettendo sempre più in luce la forte componente magico-esoterica presente nel nazismo hitleriano. Come dire:

                                                   MERLINO A BERLINO


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  7.        SENSAZIONALE: RITROVATO UN FRAMMENTO PAOLINO
                                 INEDITO  !!!


Nel numero del settimanale "l'Espresso" datato 16 ottobre 2003, a pag. 83 (prima colonna, righe 23-24), il filosofo U.G. - un autentico pezzo da novanta della cultura laica italiana - cita, a sostegno della tesi che "non si accede alla verità se non attraverso un contesto d'amore", un passo di S. Paolo. Eccolo: "NON INTRATUR IN VERITATEM NISI PER CARITATEM" ; che significa esattamente (o quasi, sottilizzerebbe Eco) quanto espresso dalla tesi sopra riportata.
Non pretendo di essere un grande esperto, ma il passo paolino mi suonava - come dire - inedito . Un po' come il detto "MAXIMA DEBETUR PUERO REVERENTIA" attribuito lustri fa, al Vangelo da un altro peso massimo (in tutti i sensi) della cultura laica (che però fa capo, stavolta, a "Panorama").   S.P.Q.R.
Per sincerarmi ho allora consultato persone più competenti di me: Atalarico da Ripatransone, Villibrordo da Casalpusterlengo, Gianeriprando da Pizzighettone, Ermenegildo da Abbiategrasso, Anatalone da Concorezzo, Pierguidubaldo da Forlimpopoli, Serapione da Bagnacavallo, Nepomuceno da Poggibonsi, Spiridione da Lamporecchio, Esuperanzio da Radicofani, Ricoverino da Massaciuccoli, Melchisedecco da Rivisondoli, Sennaccheribbo da Roccapipirozzi; unitamente al loro abate-priore Barsanufio da Cuccurano.
E tutti, tutti, dal primo all'ultimo - anzi: dall'ultimo al primo -  mi hanno assicurato che il passo paolino citato dall'illustre professore è un vero e proprio inedito; e che la sua scoperta è destinata a far impallidire il famoso ritrovamento dei rotoli di Qumran (o del Mar Morto, che dir si voglia).

PS - Una gentile, dottissima visitatrice - M.C.P.: iniziali rigorosamente non di fantasia - ci informa che la frase in questione è tratta, in realtà, da un'opera di S. Agostino: Contra Faustum, 41, 32, 18.  
La disinvolta attribuzione all'apostolo Paolo resta comunque sintomatica della conoscenza relativamente... sommaria che i nostri intellettuali laici, anche di spicco, hanno dei testi fondamentali della religione cristiana.


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8. Un personaggio pubblico italiano - del quale mi sfugge al momento il nome - è solito affermare che <<a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca>>. Forte di questa autorevolissima assicurazione, ho sempre ritenuto (e sostenuto) che, quindi, l'on. Giulio Andreotti è colpevole di tutte le accuse che lo riguardano (e magari anche di altre e peggiori nefandezze).
Ora però salta fuori che, per la Giustizia italiana, il suddetto onorevole risulta innocente rispetto a tutti gli addebiti. Morale: ho fatto peccato e ho anche preso un abbaglio; ho messo a repentaglio la mia salute eterna e ho anche fatto una figuraccia.  Chi mi rifonderà i danni (morali, ma non per questo meno gravi)? Competente mancia (una copia di Excuse the Pun) a chi mi ricorderà il nome di quell'autorevole uomo politico italiano sostenitore della tesi che "a pensar male ecc. ecc. ecc.". 
Il mio e-mail è questo (lo ricordo): info@peterpun.it .

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9. Non è vero che la sensibilità verso i "diritti degli animali" - i nostri fratelli minori arriva a chiamarli qualcuno, più francescano di S.Francesco - sia una caratteristica (un "lusso", direbbe il solito cinico di complemento) di questi ultimi decenni. Neppure nella nostra disinvolta Italiuccia.
"Il Corriere Adriatico" sta meritoriamente pubblicando la fotostampa del suo predecessore diretto di cento (100) anni fa. (Si chiamava allora "L'Ordine-Corriere delle Marche"). Ebbene, nel numero datato 9-10 Dicembre 1903, a pag. 2 si poteva leggere la seguente nota di cronaca (seguita dal relativo impagabile moralino):
<<P.A. - uccisore, anni addietro, di N.C. - è stato oggi condannato a Lire 20 (venti) di multa perché percuoteva a sangue il proprio asino. Proprio vero che i sanguinari cominciano col fare le loro prime armi maltrattando gli animali >>.

N.B. - Superfluo sottolineare che 100 anni fa venti lire erano una cifretta rispettabile.

- E dove sarebbe il gioco di parole che dovrebbe caratterizzare i nostri stelloncini? - si chiederà qualcuno.
Semplice: non mi è venuto. La sorte di quel povero somarello - la multa al suo bestiale padrone non lo risarcisce ahilui! - mi ha troppo commosso. Capita: anche i dilettanti di ludolinguistica (= i giocoparolanti) hanno un'anima. Animali, sì, ma con l'anima.


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10.                                                Cambio di consonante

L'attore che impersona Carlo Farinelli, noto sopranista del '700...

                                INDOSSANDO UN GRAZIOSO  XXXXXXXX
                                 SI ESIBISCE CANTANDO IN  XXYXXXXX

NB - La soluzione in fondo alla pagina


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11. E così, anche "donna" Rachele Guidi in Mussolini è entrata nel Grande Dizionario Biografico degli Italiani (cronache di questi giorni). Anche se con apprezzamenti tali (<<ignorante, rozza, inadeguata...>>) da far passare a chiunque l'ambiziosa velleità di entrare un giorno - hai visto mai? - a far parte del grande repertorio sopra citato.
A questo proposito, ricordo che nell'estate del 1996 un settimanale a grande tiratura riportò, con notevole evidenza, alcune "rivelazioni" di Edda Mussolini (vedova Ciano), la figlia del Duce. La quale avrebbe confidato di avere più volte assistito, da bambina e da ragazza, a litigate furibonde tra papà Benito e mamma Rachele; durante le quali sarebbe stata quest'ultima - vigorosa arzdora (massaia rurale) romagnola - a sovrastare, anche fisicamente, il "potente" (anche troppo, in tutti i sensi) consorte.
Da questa ghiotta notizia qualcuno ha ricavato la giullarata che segue:

                                           - A chi il battipanni? - A lei!
                                -Su chi il matterello? - Su lui!

                           
L'ho letto (e spero non aver querele):
                                     Benito le buscava da Rachele.
                                            <<Io, Edda, coi miei occhi spesso vidi
                                           Mussolini buscarle dalla Guidi>>.
                                    Non sempre hanno la meglio i maschiettini
                                   
se la Guidi strigliava il Mussolini.
                                    Non sempre in casa domina il marito
                                    se Rachele strigliava il 'suo' Benito.

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12. Giorni or sono - mercoledì, 11.02.04, per la precisione - sulla prima pagina di un quotidiano a diffusione nazionale (il compianto Fortebraccio lo chiamava "Il Geniale") un noto collaboratore del medesimo - fine politologo e che, a tempo perso, mastica anche di mistica - apriva un suo intervento con una dotta e ghiotta citazione dantesca: <<Ed eran due in uno e uno in due: così Dante ne L'Inferno descrive un dannato che porta il capo reciso di un altro dannato>>.
Ora, non è per far concorrenza al Gran Pignolo (Mauro della Porta Raffo) - ci mancherebbe! - ; ma va detto che l'affermazione riportata contiene una inesattezza non trascurabile.
Inferno, canto XXVIII, versi 112-142 (cerchio VIII, bolgia 9: seminatori di discordie): Dante vede un dannato che avanza tenendo in mano, non il capo reciso di un altro reprobo, ma - orrorre inedito e inaudito! - il suo proprio capo (come fosse una lanterna) e per parlare col poeta lo solleva.
Certo, neanche la vista di qualcuno che sorregge la testa mozza di un altro è delle più tranquillizzanti. (ma chissà quanti boia avran compiuto questo pubblico gesto, prima, durante e dopo la "civilissima" Rivoluzione Francese!). Ma proprio in questo consiste la novità e la potenza della fantasia di Dante: nell'immaginare un tizio decapitato che porta a spasso la propria capoccia (con la quale, comunque, vede e parla). Aiuto, svengo!

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13.                                             SOS DISPERATO

Messaggio e-mail di un gentile visitatore: <<Non riesco a distinguere Marilyn Manson da Eminem: potrebbe aiutarmi?>>.

Qualcuno potrebbe aiutarlo?

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14.                                                     LEBENSRAUM   

- Ma come volete che in quel fazzoletto di terra riescano a trovar posto addirittura due stati?
- Ma non scherziamo. Non per due, ma per tre stati addirittura c'è spazio in quell'area. Uno in superficie, uno in sotterranea e uno in sopraelevata.

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15.
- Voltaire? Un superficialone. Sì, un superficialone di talento.
- E i suoi pronipoti?
- I suoi pronipotini? Dei superficialotti: senza talento.

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16. Quali furono le precise, testuali parole che Stanley pronunciò nel momento in cui, nel remoto 1871,  "si imbatté" Livingstone, in piena savana?  <<Doctor Livingstone, I presume?>> oppure: <<Doctor Livingstone, I suppose?>> ?  Circolano infatti ambedue le formulazioni.
 - Uh, quante storie. Scommetto (I guess) che quello yankee 'honoris causa' di Stanley - lavorava per il New York Herald - avrà più o meno detto: <<Doc Livingst', I guess !>>.     


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17. 

Sabato 11 dicembre 2004

Lunedì 13 dicembre 2004


                                  Ma i grandi vignettisti non si leggono neanche tra loro?


 

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18.  Il testo originale (in napoletano) di Tu scendi dalle stelle è di ben altra intensità poetica rispetto a quello corrente.   Sentite l' "incipit":

                                       Quanne nascette Ninno a Bettalemme
                             era notte e pareva mezze jorne

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19.  "I think I may need a bathroom break ?
        Is this possible".     


E' il testo, come tutti sanno, dello storico biglietto che G.W. Bush passò tempo fa alla sua fidata collaboratrice Condoleeza Rice, durante un importante meeting internazionale.
Da cui si deduce che l'uomo più potente del mondo conosce il punto interrogativo, ma non sempre lo usa a proposito: lo mette dove non ci vuole (prima frase) e lo omette dove invece sarebbe di rigore.
Possibile pietosa attenuante: la necessità fisiologica impellente gli annebbiava le idee anche in fatto di punteggiatura.

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20.  I visitatori si saranno accorti che, incuranti delle bacchettate che ci rifila il nostro "correttore ortografico", noi ci ostiniamo a scrivere ahimé e ohimé con l'accento acuto (e non grave).
Sapete perché ?

Tanto per cominciare:  perché perché si scrive perché  (e non perchè ) ?
                                  Perché, invece, caffè si scrive caffè  (e non caffé ) ?
Semplice: perché la  finale di perché è chiusa (o stretta), quella di caffè è aperta (o larga).
Non è chi non veda che ahimé e ohimé sono formati da due parti: l'interiezione ahi e ohi 
+ la particella pronominale me e te. Ora, con buona pace di alcune regioni d'Italia care alla Lega, l'ortoepia ufficiale italiana insegna che me e te vanno pronunciate con la e chiusa  (o stretta che dir si voglia).

Lascio al cortese visitatore la conclusione.

P.S. - Sarò grato a chi vorrà spiegarmi perché mai i dizionari italiani di uso corrente - quasi all'unanimità - raccomandino un uso ortografico esattamente contrario a quello da noi adottato. Che abbia cominciato un lessicografo concittadino di Celentano e di Ornella Vanoni ? E che tutti gli altri si siano docilmente "appecoronati" (come direbbero a "Roma ladrona") ?


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21.   "Allora  abbiamo una banca"   -  così, stando a certi 'origliamenti', avrebbe telefonato lo Smilzo al Coniugato.  L'on. Violante ha fatto notare che, in piemontese, l'espressione non implica che il verbo sia necessariamente riferito anche a chi parla (come vorrebbe la grammatica).
Notiamo una leggera imprecisione: quanto osservato da Violante non è caratteristica esclusiva del dialetto piemontese. I grammatici hanno sempre contemplato la possibilità di almeno tre plurali retorici: il plurale maiestatis, il plurale modestiae e, infine, il plurale etico o di affetto; che sarebbe meglio, forse, definire di complicità (affettiva, naturalmente: a scanso di equivoci).
A tal proposito si racconta, da tempo immemorabile, una celebre barzelletta.

GIUDICE:       - E così, abbiamo rubato una bella sommetta... 
IMPUTATO:   - Io no di certo.   Lei... e che ne so?

PS. - Ricollegabile a questo argomento sarebbe anche lo stelloncino n.
2 della sezione VIII, dedicato a Padre Pio.


 

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22.              DON  ABBONDIO...  POST-FREUDIANO

I Promessi Sposi,
cap. xxvi.    Parla il card. Federigo: "Ma guai s'io dovessi prender la mia debolezza per misura del dovere altrui, per norma del mio insegnamento!  [ ... ]  Ebbene, figliuolo e fratello... se voi sapete ch'io abbia, per pusillanimità, per qualunque rispetto trascurato qualche mio obbligo, ditemelo francamente, fatemi ravvedere  [...]  rimproveratemi liberamente le mie debolezze... ".

"Oh che sant'uomo! ma che tormento! - pensava don Abbondio: - anche sopra di sé: purché frughi, rimesti, critichi, inquisisca: anche sopra di sé".

Oggi forse don Abbondio avrebbe detto:   "Sua Eminenza non è soltanto un sadico della più bell'acqua.
E' anche un masochista  con i controfiocchi".


 

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23.       

(da "il Foglio" di Venerdì 19 maggio 2006)

Vi dice niente questo spiritoso titolo del quotidiano diretto dall'Elephantulus rubicans ?
L'avevate, per caso, già sentito ?


 

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24.



Versione inglese:
At this time, I wish also to add that I am deeply sorry for the reactions in some countries to a few passages of my address at the University of Regensburg      

Versione francese:
En ce moment, je désire seulement ajouter que je suis vivement attristé par les réactions suscitées par un bref passage de mon discours à l'Université de Ratisbonne     







Soluzione al n.10: farsetto, falsetto

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